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Unda Radio - Dobbiaco

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La più vantaggiosa tra le due si rivelò la proposta formulata dalla CGE che offriva 50.000.000 di Lire per il marchio, brevetto n. 74878 rilasciato dall’Ufficio Centrale dei Brevetti su deposito del 22 settembre 1943 (a rinnovazione del precedente n. 49149 su deposito del 27 febbraio 1934) e quindi il pieno diritto di fabbricare e vendere in Italia ed all’estero gli apparecchi radio e TV Unda e affini, inclusi gli apparecchi radio professionali, gli apparecchi professionali di televisione e gli apparecchi di misura ad alta frequenza. Si impegnò poi di rilevare il magazzino per una cifra pari a 136.000.000 di Lire. Per contro la Unda doveva rinunciare alla produzione di apparecchi radio o televisivi o affini di qualsiasi tipo o nome e di rinunciare alla licenza di fabbricazione n. 516 del 18 marzo 1955. In conseguenza a tale offerta venne indetta una assemblea straordinaria convocata il 13 agosto 1958 durante la quale venne stabilito di cambiare il nome Unda Radio S.p.a. in F.A.S.E. S.p.a. (Fabbrica Apparecchi Strumenti Elettrici) e la nova Società ha per oggetto l’industria ed il commercio di apparecchi ed articoli di elettrotecnica e meccanica. In questo modo fu possibile accettare l’offerta della CGE e il 9 settembre del 1958 la cessione venne registrata davanti ad un notaio di Milano. 
I dipendenti, 198 unità tra cui 152 operai, ricevono via lettera raccomandata l’avviso di licenziamento. Dal fatidico giorno in cui la Unda entrò in Amministrazione Controllata limitò strettamente la produzione al completamento ed al collaudo della serie di apparecchi radio e televisione già in commercio. Il 10 dicembre del 1958 il Tribunale di Como dichiara chiuso il Concordato. Ecco che lo stabilimento di Como cessa di produrre e già nei primi mesi del 1960 viene affittato alla Miralanza. Dopo aver ospitato diverse attività nel suo interno, nel 2000 lo stabilimento viene rinnovato; verrà demolita la parte lunga sostituita da un giardino ed un condominio, e laddove l’Unda aveva gli uffici oggi c’è l'Istituto Tecnico Giovanni Pascoli.
La produzione Unda continuò negli stabilimenti della CGE di Milano e continuarono ad essere presenti, con stand proprio, alle manifestazioni della Mostra Nazionale della Radio e della Televisione fino al 1962 anno in cui il nome Unda cessa definitivamente di esistere. La rappresentanza rimarrà sempre nelle mani della Th. Mohwinckel.
Sotto la nuova direzione continuarono ad essere prodotti ricevitori radio e radiofonografi. Degno di nota, presentato per la stagione 1959-’60, è la prima radiolina a transistor marcata Unda, il mod. 61/1 "Bel Amì"; ricevitore a sei transistor più un diodo atto alla ricezione delle sole onde medie. Seguito dai modelli, sempre a transistor 61/2 "Haiti"; 93/1 e 93/2 "Bahia" prodotti per la stagione 1960-’62. Nel gennaio del 1961 venne presentato anche un registratore portatile a nastro a tre velocità a 4 piste. La produzione dei televisori continuò pur non avendo modelli di particolare rilevanza rispetto a quelli presentati sul mercato dalle altre ditte concorrenti.
 
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Di seguito riportiamo il testo di una lettera di Max Glauber del 25.11.1957 dalla quale si chiariscono le dinamiche che di li a breve porteranno al fallimento la Unda Radio.
 
Caro Heini,
 
la mamma ti ha già scritto brevemente cosa si è verificato qui. Ora ti voglio riferire più dettagliatamente. Christoph Amonn questa primavera ha fatto la conoscenza di un certo Signor Lorenz Hupfauf di Führt vicino a Norimberga, il quale voleva far costruire in Italia una macchina per l’industria di imballaggi, per poi venderla in Germania. H. ha lavorato negli ultimi sei anni nella Cartiera Schickedanz e dovrebbe anche essere competente nel campo radio. Si dice che abbia a suo tempo riorganizzato e salvato la Lumophon Werke e fondato la ditta con Grundig, l’ha sviluppata ma poi per qualche motivo è stato estromesso. Sebbene abbia evitato qualsiasi discussione tecnica con me, sono convinto che di tecnica H.F. non capisce niente. Questo Ing. Hupfauf è ora riuscito con la sua straordinaria parlantina ad ottenere la piena fiducia dell’inesperto Christoph e di Erich e Walter Amonn e ad essere nominato riorganizzatore. Non ho potuto farmi un’idea in questi due mesi delle sue capacità di dirigente d’azienda o di riorganizzatore, perché finora non è ancora intervenuto, e quando non è nella fabbrica che deve costruire la macchina, si limita a discussioni con Christoph Amonn e con Mombelli. Tuttavia ha descritto ai fratelli Amonn nei termini più neri tutti i reparti della fabbrica – per poi far apparire i suoi successi tanto più grandi – e ha addossato a me ogni responsabilità. Tra l’altro ha dichiarato che non poteva collaborare con me e voleva quindi completa mano libera. I fratelli Amonn, che, come già detto, gli hanno dato piena fiducia, mi hanno esortato a prendermi un periodo di riposo a tempo indeter-minato e hanno sostenuto questa richiesta con pressioni di ogni genere  e poco corrette. Così ho dovuto accettare. Quale sarà la mia funzione dopo la vacanza è ancora poco chiaro. Per il momento la produzione continua, e le vendite sono soddisfacenti già da un anno. Da quello che sento, sono sopraggiunte difficoltà e l’atmosfera è molto tesa. Tutti in ditta tuttavia temono, come è da aspettarsi, il nuovo signore e hanno paura a mantenere i contatti con me. Soprattutto Mombelli, che deve nascondere le sue incapacità in alcuni settori, apparentemente scarica tutto su di me. Devo pertanto aspettare per vedere come si sviluppano ulteriormente le cose. Dopo Natale voglio in qualche modo intervenire. Hupfauf, che tra l’altro non sa una parola di italiano, deve avere avanzato pesanti calunnie contro di me a Erich e Walter, forse spalleggiato da Mombelli e con l’aiuto del giovane, totalmente inesperto Christoph, che tiene completamente in pugno, e il quale forse ha qualche aspirazione per l’Unda, contro le quali non posso difendermi perché non le conosco.
 
Dopo il ritorno di Lisa, andremo tutti a Dobbiaco e rimarremo dal 5. dicembre circa fino a metà gennaio. Poi si vedrà.
 
Cari saluti a te e Uta, da Papà

 

 
 
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